1. Abbattere la tassazione sui produttori di reddito. Per le aziende: passare da una pressione fiscale del 68% al 25%. Rendere totalmente detraibile (non solo deducibile) l’IRAP sul lavoro dipendente a tempo indeterminato.
In assoluto il provvedimento più importante, pesa tanto quanto tutti i successivi messi insieme. (per approfondire e apprezzarne i fondamenti scientifici: “La Repubblica delle Tasse” di Luca Ricolfi).
2. Annullare il cuneo fiscale sulle nuove assunzioni (per l’esattezza: sull’incremento di numero di dipendenti a tempo indeterminato in azienda). Il costo azienda dovrà passare dall’attuale 137% del lordo al 100% dello stesso. Estendere questa riduzione all’intera forza lavoro entro 5/10 anni, capitalizzando l’aumento del gettito generato dalla ricchezza ulteriore prodotta da questo provvedimento.
3. Tassare gli utili solo ed esclusivamente in fase di distribuzione. Le risorse lasciate in azienda come riserve, non sono tassate finché non vengono distribuite. In tal modo si agevola l’aumento dell’utilizzo di mezzi propri nelle aziende, migliorandone la solidità e l’accesso al credito delle stesse. Più leva finanziaria a bassi tassi, più investimenti, più ricchezza.
4. Bonus fiscale del 20% sugli aumenti di capitale (40% se da imprese del meridione, storicamente peggio servito dal credito). Stessi fini del punto 3.
5. Abolire l’attuale disparià tra i senza diritti (i precari e le finte P.IVA) e gli “inamovibili” (lavoratori tempo indeterminato). Per i lavoratori a tempo indeterminato, sistema progressivo di tutele secondo il modello di Ichino. Possibilità di scelta al lavoratore/datore di utilizzare i contratti nazionali (con art. 18) o di avvalersi della contrattazione privatistica paritaria tra datore e lavoratore (senza art. 18). Il sindacato manterrà un ruolo di tutela importante sulle categorie più deboli (=più sostituibili, a minor valore aggiunto… i cosiddetti lavori manuali, per generalizzare); mentre verrà privato della possibilità di fare danni sugli impieghi di fascia più alta. Disincentivo economico al tempo determinato.
6. Tassazione 0% (o, se inattuabile per trattati europei, simbolica: 5%) sulle imprese neo costituite seguito di investimenti esteri da soggetti non residenti in Italia, preferibilmente persone giuridiche, per 5 anni dalla costituzione (10 se l’azienda ha sede legale ed operativa nel sud d’Italia). In tal modo si attirano investimenti stranieri che non avremmo mai avuto, non si perde gettito ma si guadagna in occupazione, creazione di ricchezza e si rimette in moto l’economia. Inoltre si favorisce l’utilizzo in patria di patrimoni celati al fisco, senza cadere però in alcuna regolarizzazione degli stessi. (Semplicemente l’evasore/elusore si preoccuperà di possedere la società italiana con una struttura estera. Quei capitali non verranno legittimati ma almeno quei capitali produrranno ricchezza in Italia).
7. Identici benefici del punto 6, per tutte le aziende create da imprenditori sotto i 35 anni (5 anni in genere, 10 nel sud).
8. Costituzione di un “foro” legale unicamente dedicato alle imprese, una corsia preferenziale che assicuri giudizi molto più veloci, procedure più snelle, giudici più competenti. Precedenza assoluta per società a controllo straniero (così incentiviamo gli investimenti stranieri assicurando la certezza del diritto)
9. Disingolfamento dei tribunali tramite la depenalizzazione di reati minori (fumo di maria, reato di clandestinità, etc). Inserimento di pene aggravanti obbligatorie nei ricorsi non vinti (al fine di disincentivare l’uso tattico dei ricorsi), in termini di pena e di costi. Abolizione delle procedure d’asta per gli immobili pignorati tramite l’introduzione nell’ordinamento di un nuovo concetto di proprietà: la proprietà di garanzia (se trovi un nome migliore, mi fai un favore). Alla stipula del mutuo e fino alla sua totale estinzione, la banca avrà la “proprietà di garanzia” dell’immobile. Ovviamente gli oneri fiscali e la possibilità di disporre come meglio crede del bene verrà lasciata al mutuatario. Qualora, il mutuatario risulti insolvente (es. almeno 10 rate non pagate o 6 consecutive), la banca potrà rivendere il bene e recuperare quanto dovuto senza alcuna procedura giudiziale. In sostanza, liberiamo i tribunali lei stessa questi non verrà estinto il mutuo (lasciando però gli oneri fiscali e la disposizione del bene al mutuatario), e potrà rivendere lei stessa (o far vendere da entità da lei designata) il bene a seguito di un permanente stato di insolvenza (Es. 10 rate totali, anche non consecutive, non pagate).
Il risultato? Da una parte più veloce rientro del capitale per le banche, riduzione degli spread e migliore accesso al credito per le famiglie. Dall’altra tribunali meno ingolfati, giustizia più veloce, maggiori garanzie alle imprese, maggiori investimenti esteri.
(questa me l’ha ispirata Bardolla…)
10. Aumento dei confidi, dei fondi di garanzia, etc.
11. Possibilità da parte del creditore di rescindere senza penali da qualsiasi contratto che preveda termini di pagamento superiori a 30 gg. Velocizzazione delle procedure di recupero crediti legali (decreti ingiuntivi, pignoramento etc) tramite telematizzazione e snellimento procedure.
12. Obbligo della pubblica amministrazione di saldare le prestazioni entro 30 gg (con costituzione di una cassa speciale/sportello unico per tutti gli enti pubblici, sui rivolgersi per ottenere l’immediato pagamento del credito a fronte di P.O. number).
13. Migliore politica di immigrazione: corsie preferenziali per lavoratori altamente professionalizzati (es. ricercatori), sistema di reputazione e garanzia per i nuovi immigrati (il nuovo arrivato può essere garantito da un italiano o da un immigrato in regola da più di 5 anni. In caso di problemi, risponde – almeno economicamente – il garante).
14. Legalizzazione della “prostituzione organizzata” (in appartamento, ai fini della tracciabilità fiscale e del controllo sanitario) e in forma societaria (partita iva). Trasformazione in reato di quella in strada. Prostitute soggette a studi di settore.
15. Inasprimento della tassazione sulla prima casa. La fissazione italiana del possesso della prima casa immobilizza ricchezza, drena risorse all’economia (banalizzando: tranne nel caso delle nuove costruzioni), riduce la propensione di investimento in attività produttive. Tale provvedimento favorisce anche la mobilità all’interno del paese (chi compra casa in genere mette radici)
Sulla copertura, seguirà post.