E – riguardo le tasse – il Saggio Taoista disse:

dicembre 14, 2011

“Da un antico testo taoista apprendiamo[...]:

“Un re stava conversando con un saggio e gli chiese: “cosa dovrei dare quando il mio governo non ha abbastanza denaro per realizzare tutte le cose importanti?”

Il saggio rispose: “Usa il vecchio e rispettato modi di prendere un decimo del prodotto del popolo”. “Ma non sarebbe sufficiente prendere due decimi, figuriamoci uno!”, disse il re.

“Diminuisci le imposte, invoglia la gente a dissodare il terreno e investi nel tuo paese.

Ciò significa: Aumenta le entrate, diminuendole. Quando il popolo ha abbastanza, ha abbastanza anche il governo. Quando il popolo non ha abbastanza, come può avere abbastanza il governo?

Troppe imposte sono una autorapina, perché non aumentano la forza del popolo nel pagare le imposte.”

[For Good and evil, l'influsso della tassazione sulla storia dell'umanità.]

E – riguardo le tasse – Dio Disse:

dicembre 13, 2011

da: For Good and Evil, L’influsso della tassazione sulla storia dell’umanità, pag 52.

“Intorno al 1000 a.C., per volere del popolo, venne introdotto un governo. Il popolo voleva un re, come lo avevano tutti gli altri paesi. Tuttavia il profeta Samuele si oppose a questo tipo di sistema politico. Dio non voleva che il suo popolo avesse un re e disse a Samuele di farlo sapere alla gente.

Però il suo popolo continuava a volere un re, nonostante la volontà di Dio. Allora Dio disse a Samuele di far sapere alla sua gente come sarebbe stata la vita sotto un re, in particolare quella fiscale.

Nel primo libro di Samuele [8:11-16] al popolo viene data la vivida immagine si quello che doveva attendersi da un re in fatto di imposte:

Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio., li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li  costringerà ad arare i suoi campi, a   mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri.  Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. 

 Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri.  Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori.  Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi.  Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà».  Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua voce, ma gridò: «No, ci sia un re su di noi.  Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie».  Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore.  Rispose il Signore a Samuele: «Ascoltali; regni pure un re su di loro». 

[Insomma, cazzi vostri]

Uscire dalla crisi in 15 mosse (facili).

dicembre 13, 2011

1. Abbattere la tassazione sui produttori di reddito. Per le aziende: passare da una pressione fiscale del 68% al 25%. Rendere totalmente detraibile (non solo deducibile) l’IRAP sul lavoro dipendente a tempo indeterminato.

In assoluto il provvedimento più importante, pesa tanto quanto tutti i successivi messi insieme. (per approfondire e apprezzarne i fondamenti scientifici: “La Repubblica delle Tasse” di Luca Ricolfi).

2. Annullare il cuneo fiscale sulle nuove assunzioni (per l’esattezza: sull’incremento di numero di dipendenti a tempo indeterminato in azienda). Il costo azienda dovrà passare dall’attuale 137% del lordo al 100% dello stesso. Estendere questa riduzione all’intera forza lavoro entro 5/10 anni, capitalizzando l’aumento del gettito generato dalla ricchezza ulteriore prodotta da questo provvedimento.

3. Tassare gli utili   solo ed esclusivamente in fase di distribuzione. Le risorse lasciate in azienda come riserve, non sono tassate finché non vengono distribuite. In tal modo si agevola l’aumento dell’utilizzo di mezzi propri nelle aziende,  migliorandone la solidità e l’accesso al credito delle stesse. Più leva finanziaria a bassi tassi, più investimenti, più ricchezza.

4. Bonus fiscale del 20% sugli aumenti di capitale (40% se da imprese del meridione, storicamente peggio servito dal credito). Stessi fini del punto 3.

5. Abolire l’attuale disparià tra i  senza diritti (i precari e le finte P.IVA) e  gli “inamovibili” (lavoratori tempo indeterminato). Per i lavoratori a tempo indeterminato, sistema progressivo di tutele secondo il modello di Ichino. Possibilità di scelta al lavoratore/datore di utilizzare i contratti nazionali (con art. 18) o di avvalersi della contrattazione privatistica paritaria tra datore e lavoratore (senza art. 18). Il sindacato manterrà un  ruolo di tutela importante sulle categorie più deboli (=più sostituibili, a minor valore aggiunto… i cosiddetti lavori manuali, per generalizzare); mentre verrà privato della possibilità di fare danni sugli impieghi di fascia più alta. Disincentivo economico al tempo determinato.

6. Tassazione 0% (o, se inattuabile per trattati europei, simbolica: 5%) sulle imprese neo costituite  seguito di investimenti esteri da soggetti non residenti in Italia, preferibilmente persone giuridiche, per 5 anni dalla costituzione (10 se l’azienda ha sede legale ed operativa nel sud d’Italia). In tal modo si attirano investimenti stranieri che non avremmo mai avuto, non si perde gettito ma si guadagna in occupazione, creazione di ricchezza e si rimette in moto l’economia. Inoltre si favorisce l’utilizzo in patria di patrimoni celati al fisco, senza cadere però in alcuna regolarizzazione degli stessi. (Semplicemente l’evasore/elusore si preoccuperà di possedere la società italiana con una struttura estera. Quei capitali non verranno legittimati ma almeno quei capitali produrranno ricchezza in Italia).

7. Identici benefici del punto 6,  per tutte le aziende create da imprenditori sotto i 35 anni (5 anni in genere, 10 nel sud).

8. Costituzione di un “foro” legale unicamente dedicato alle imprese, una corsia preferenziale che assicuri giudizi molto più veloci, procedure più snelle, giudici più competenti. Precedenza assoluta per società a controllo straniero (così incentiviamo gli investimenti stranieri assicurando la certezza del diritto)

9. Disingolfamento dei tribunali tramite la depenalizzazione di reati minori (fumo di maria, reato di clandestinità, etc). Inserimento di pene aggravanti obbligatorie nei ricorsi non vinti (al fine di disincentivare l’uso tattico dei ricorsi), in termini di pena e di costi. Abolizione delle procedure d’asta per gli immobili pignorati tramite l’introduzione nell’ordinamento di un nuovo concetto di proprietà: la proprietà di garanzia (se trovi un nome migliore, mi fai un favore). Alla stipula del mutuo e fino alla sua totale estinzione, la banca avrà la “proprietà di garanzia” dell’immobile. Ovviamente gli oneri fiscali e la possibilità di disporre come meglio crede del bene verrà lasciata al mutuatario. Qualora, il mutuatario risulti insolvente (es. almeno 10 rate non pagate o 6 consecutive), la banca potrà rivendere il bene e recuperare quanto dovuto senza alcuna procedura giudiziale. In sostanza, liberiamo i tribunali lei stessa   questi non verrà estinto il mutuo (lasciando però gli oneri fiscali e la disposizione del bene al mutuatario), e potrà rivendere lei stessa (o far vendere da entità da lei designata) il bene a seguito di un permanente stato di insolvenza (Es. 10 rate totali, anche non consecutive, non pagate).

Il risultato? Da una parte più veloce rientro del capitale per le banche, riduzione degli spread e migliore accesso al credito per le famiglie. Dall’altra tribunali meno ingolfati, giustizia più veloce, maggiori garanzie alle imprese, maggiori investimenti esteri.

(questa me l’ha ispirata Bardolla…)

10. Aumento dei confidi, dei fondi di garanzia, etc.

11. Possibilità da parte del creditore di rescindere senza penali da qualsiasi contratto che preveda termini di pagamento superiori a 30 gg. Velocizzazione delle procedure di recupero crediti legali (decreti ingiuntivi, pignoramento etc) tramite telematizzazione e snellimento procedure.

12. Obbligo della pubblica amministrazione di saldare le prestazioni entro 30 gg (con costituzione di una cassa speciale/sportello unico per tutti gli enti pubblici, sui rivolgersi per ottenere l’immediato pagamento del credito a fronte di P.O. number).

13. Migliore politica di immigrazione: corsie preferenziali per lavoratori altamente professionalizzati (es. ricercatori), sistema di reputazione e garanzia per i nuovi immigrati (il nuovo arrivato può essere garantito da un italiano o da un immigrato in regola da più di 5 anni. In caso di problemi, risponde – almeno economicamente – il garante).

14. Legalizzazione della “prostituzione organizzata” (in appartamento, ai fini della tracciabilità fiscale e del controllo sanitario) e in forma societaria (partita iva). Trasformazione in reato di quella in strada. Prostitute soggette a studi di settore.

15. Inasprimento della tassazione sulla prima casa. La fissazione italiana del possesso della prima casa immobilizza ricchezza, drena risorse all’economia (banalizzando: tranne nel caso delle nuove costruzioni), riduce la propensione di investimento in attività produttive. Tale provvedimento favorisce anche la mobilità all’interno del paese (chi compra casa in genere mette radici)

Sulla copertura, seguirà post.

Provocazione: il Consumo come libertà

dicembre 2, 2008

Le pratiche di consumo assumono una centralità inaspettata nella seconda modernità. Oggi l’individuo viene a contatto con i significati in “sospensione” nel circolo culturale attraverso il consumo, sia di merci (vestiario, accessori…) che di prodotti culturali (notiziari, libri, talk show…).

Scegliendo cosa consumare l’individuo moderno compie un triplice processo:

•    Premia con la sua scelta i significati che ritiene di maggiore valore, decretando quali sopravvivranno e quali no nel circolo culturale. Mai nella storia umana la “gente comune” ha avuto così tanto potere nel dirigere il dibattito culturale  e orientare i valori. Sia che si tratti di premere un tasto sul telecomando, di scegliere prodotti biologici, di comprare la maglietta di Emergency, il consumatore fa sentire il proprio peso.
In questa accezione le merci sono incarnazione e precipitazione individuale dei significati in circolo nel maelström culturale. In quanto a capacità di tematizzazione culturale, si è tentati di affermare che il consumo oggi ha potere paragonabile al voto politico (si pensi alla questione ecologica, ai consumi biologici ed etnici).

•    Esercita la propria riflessività. Scegliere un prodotto significa comparare i valori simbolici attribuiti all’oggetto con la propria immagine di sé. Si acquista un particolare modello perché fa sentire “glamour”, si compra “equo e solidale”, si legge l’Unità. Oggi più che mai il consumo è (in)consapevole progetto identitario: comprende in sé la percezione di sé del consumatore (“avatar”), include l’ambiente in cui esso si muoverà (il cappellino “rasta” di un dirigente della new economy è ben altra cosa rispetto alla cravatta del promotore finanziario) e ne costituisce la definitiva e materiale mediazione. Bauman sottolinea come il consumo sia “condizione di perpetuo autoscrutinio” e che “la merce si compie insieme al compiersi del consumatore”.
Si tratta di una riflessività che va oltre il muro della coscienza: è immediata, spesso inconscia, legata all’emotività e per questo pervasiva e più profonda della  tradizionale riflessività razionale.

•    Negozia i significati del prodotto acquistato/rifiutato, caricando la merce (in sé puro segno) di significati ulteriori, prodotto concreto  della propria esperienza personale. Uno shampoo non è mai solo uno shampoo: è occasione di seduzione, cura del proprio corpo e quanti altri significati il circuito culturale proponga e il consumatore accetti, rifiuti, negozi. Parlare di massificazione considerando unicamente la dimensione materiale sarebbe un errore al pari di considerare un pc composto di solo hardware, o un cervello come semplice aggregato di neuroni.

In quest’ottica si iscrive alla perfezione la posizione di Bauman: “è precisamente negli atti di consumo, nel quotidiano porsi come attori/autori dei consumatori “ordinari” che tutto ciò che è culturale acquista senso”. Interessante corollario: non è possibile pensare alla cultura come processo senza considerare la dimensione del consumo. Consumo e cultura sono inscindibili facce della medesima moneta.
Riprendendo nell’ordine quanto espresso nei suddetti punti possiamo affermare che il consumo è quindi esercizio definitivo di libertà, declinata secondo una triplice accezione:
•    [Ambito sociale] – libertà come azione sui significati che definiscono il reale. Consumo come selezione dei significati in circolo.
•    [Ambito psicologico] – libertà di scegliere e definire se stessi , quindi consumo come pratica riflessiva.
•    [Ambito comunicativo] – consumo come mediazione tra ambito sociale e ambito psicologico: libertà di negoziare e mettere in circolo i significati prodotti dalla propria esperienza personale.


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